Electric Blue è stato un progetto Cranberries tribute band nato a Torino nel 2018. Dopo la separazione della formazione storica nel 2026, il percorso musicale portato avanti da Giorgio Giardina ed Elvis D’Elia continua in Electric Blue Experience — The Cranberries Reimagined, con una nuova voce, una nuova formazione e una nuova identità live.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Electric Blue. In parte era inevitabile. Quando un progetto musicale dura anni, costruisce pubblico, attraversa palchi, viaggi, rapporti personali e poi si divide, ognuno tende a raccontare la storia dal punto in cui gli conviene iniziare.

Electric Blue Torino | Experience

Io scelgo di raccontarla dall’inizio.

Electric Blue non è stato solo un nome. È stato un percorso musicale nato a Torino nel 2018, costruito negli anni sul palco e portato avanti da una formazione che, nel bene e nel male, ha condiviso prove, concerti, trasferte, pubblico, fatica e risultati.

Oggi quel percorso, per quanto riguarda me ed Elvis D’Elia, continua in Electric Blue Experience.

Per capire perché siamo arrivati qui bisogna mettere in fila le cose.

L’inizio di Electric Blue

Electric Blue nasce nel 2018 come progetto dedicato alla musica dei Cranberries.

La formazione storica era composta da Ilaria alla voce, Aldo al basso, Elvis D’Elia alla batteria e me alla chitarra.

Fin dall’inizio l’idea era portare sul palco quel repertorio con rispetto e con una dimensione live credibile. I Cranberries non sono una band semplice da affrontare. Le canzoni sembrano immediate, ma sotto hanno dinamiche, tensioni, fragilità, momenti di vuoto, esplosioni improvvise, chitarre essenziali e una voce che nella storia originale ha avuto un peso enorme.

Per suonarle bene non basta rifare gli accordi. Serve una band che tenga insieme intenzione, suono, equilibrio e palco.

Negli anni Electric Blue è cresciuto soprattutto dal vivo. Abbiamo fatto club, festival, locali piccoli, palchi più grandi, serate difficili, serate bellissime, trasferte, viaggi fuori Italia. Abbiamo portato quelle canzoni davanti a pubblici diversi, a volte già preparati, a volte da conquistare pezzo dopo pezzo.

Questa storia è esistita. Ha avuto valore. E proprio perché ha avuto valore, non può essere raccontata come se fosse appartenuta a una persona sola.

Il cuore musicale del progetto

Dentro Electric Blue, io ed Elvis abbiamo avuto un ruolo centrale dal punto di vista musicale.

Chitarra e batteria sono state per anni una parte essenziale della struttura del progetto. Abbiamo dato direzione, tenuta live, arrangiamenti, energia, dinamica, presenza sul palco. Lo dico senza togliere nulla a nessuno, ma anche senza permettere che questa parte venga cancellata.

Con Elvis, poi, il rapporto musicale non nasce con Electric Blue.

Io ed Elvis lavoriamo insieme dal 2010, dai tempi dell’inizio di Proclama. Abbiamo costruito insieme un linguaggio musicale molto prima di Electric Blue. Abbiamo attraversato dischi, palchi, prove, decisioni artistiche, momenti difficili e momenti importanti. Quando suoni con una persona per più di quindici anni, non hai solo un batterista accanto. Hai qualcuno che conosce il tuo modo di stare nella musica, i tuoi tempi, le tue intenzioni, i tuoi limiti e le tue ambizioni.

Questa cosa in Electric Blue ha pesato molto.

La solidità che abbiamo portato sul palco non nasceva dal caso. Nasceva da anni di lavoro insieme.

Gli anni dei palchi

Dal 2018 in avanti Electric Blue ha costruito una propria strada.

Il progetto ha suonato in Italia, nel Nord Italia, in club, live room, festival e poi anche fuori dai confini nazionali. Irlanda, Regno Unito, Galles, Svizzera, Germania: ogni tappa ha aggiunto un pezzo alla storia.

Poi ci sono state le date in Irlanda.

Suonare i Cranberries in Irlanda non è una cosa qualsiasi. Lì quelle canzoni non sono solo repertorio. Sono memoria, identità, affetto, dolore, appartenenza. Portarle in Irlanda significa esporsi a un giudizio diverso. Se il pubblico ti segue, se resta, se canta, se torna a parlarti dopo il concerto, allora qualcosa è arrivato.

Quelle date hanno contato molto. Non solo per Electric Blue, ma anche per la consapevolezza mia ed Elvis di poter portare quel repertorio oltre Torino, oltre il giro abituale, oltre la semplice serata tribute.

Il punto in cui il progetto si è fermato

A un certo punto, però, ogni band deve fare i conti con il proprio limite.

Per me e per Elvis, nel 2026, quel limite era diventato evidente.

La formazione storica di Electric Blue aveva esaurito il proprio margine di crescita artistica. Non parlo di una singola serata andata male o di una discussione isolata. Parlo di un processo lungo, progressivo, che negli ultimi tempi era diventato sempre più chiaro.

Noi volevamo alzare il livello.

Volevamo una band più solida, più preparata, più affidabile, più adatta a reggere contesti importanti. Volevamo un progetto capace di crescere davvero, non soltanto di continuare a fare date. Volevamo lavorare su una qualità live più alta, su arrangiamenti più curati, su una gestione musicale più seria e su una presenza scenica più forte: non semplice imitazione, ma interpretazione artistica.

Per ottenere quel risultato servivano musicisti e persone all’altezza dell’obiettivo.

Questa è stata la valutazione artistica centrale.

Poi, come succede quasi sempre nelle separazioni, ci sono stati anche problemi personali, organizzativi e di visione. Ma la questione principale, dal mio punto di vista, resta questa: io ed Elvis non volevamo più portare avanti un progetto che, nella sua formazione precedente, non aveva più lo spazio necessario per crescere.

Continuare avrebbe voluto dire accettare un tetto.

Noi quel tetto non volevamo più accettarlo.

La separazione

Nel 2026 la formazione precedente si è divisa.

Io ed Elvis da una parte. Ilaria e Aldo dall’altra.

Sul nome Electric Blue non c’è stato un accordo condiviso. Questo è un punto importante, perché oggi qualcuno racconta la vicenda come se il nome appartenesse naturalmente a una sola parte della storia.

Non è così, non lo è mai stato.

Electric Blue era stato costruito da una formazione. Era stato suonato da una formazione. Era cresciuto anche grazie al lavoro mio ed Elvis, ai nostri anni di palco, alla nostra continuità musicale, alla nostra presenza dentro quel repertorio.

Quando quella formazione si è rotta, il nome è diventato inevitabilmente un problema.

La scelta di continuare a usare Electric Blue da una sola parte ha creato una situazione di fatto. Noi abbiamo scelto di non restare bloccati in una battaglia permanente sul nome. Abbiamo deciso di andare avanti, dando al nostro percorso una nuova identità pubblica.

Così nasce Electric Blue Experience.

Perché Electric Blue Experience

Il nome Electric Blue Experience nasce da una scelta precisa.

Da una parte c’è la continuità con il percorso iniziato nel 2018. Io ed Elvis veniamo da lì. Abbiamo suonato quel repertorio per anni. Abbiamo fatto parte in modo sostanziale della sua costruzione musicale.

Dall’altra parte c’è una nuova formazione, una nuova voce, un nuovo nucleo musicale e una nuova direzione.

La parola “Experience” serve a indicare proprio questo passaggio. Non stiamo fingendo che il passato non sia esistito. Lo stiamo portando dentro una forma diversa, più adatta a quello che vogliamo fare adesso.

Electric Blue Experience nasce perché io ed Elvis avevamo ancora molto da dire su quel repertorio, ma non volevamo più dirlo dentro la vecchia struttura.

Il nucleo che arriva da Proclama

La nuova formazione non nasce mettendo insieme persone a caso.

Il nucleo formato da me, Elvis D’Elia e Orlando Barbuto arriva anche da Proclama.

Con Elvis lavoro dal 2010. Orlando è il bassista dei Proclama. Io, Elvis e Orlando siamo quindi un nucleo musicale già rodato, con anni di lavoro alle spalle, dischi, palchi, prove, arrangiamenti e una conoscenza reciproca molto profonda.

Proclama non è stata una band da curriculum gonfiato o da sala prove chiusa.

Negli anni ha pubblicato dischi, ha suonato dal vivo e ha condiviso palchi e contesti importanti con artisti e realtà come Afterhours, Lacuna Coil, Il Teatro degli Orrori, Morgan/Bluvertigo, Modena City Ramblers, Alberto Fortis, Zibba, Marina Rei, Perturbazione e altri.

Il Pistoia Blues, per esempio, è uno di quei passaggi che non dimentichi. Suonare in un contesto del genere, dentro una cornice storica per la musica dal vivo, ti dà una misura diversa di quello che stai facendo.

E poi la serata prima di Sting. Anche solo dirlo sembra una cosa enorme, ma quando ti capita di essere lì, dentro quel calendario, dentro quella successione di eventi, capisci che certe esperienze ti restano nel sangue. Non sono solo date da mettere in una lista. Sono momenti che ti fanno capire quanto può pesare una band quando comincia a uscire dalla dimensione ordinaria.

Abbiamo anche aperto per Passenger. Anche questo è un passaggio importante, perché ti mette davanti a un pubblico vero, dentro un contesto professionale, dove non puoi raccontartela. Devi salire, suonare e reggere.

Questa esperienza conta.

Conta perché spiega da dove arriva il nuovo Electric Blue Experience. Non arriva solo da una separazione. Arriva da un nucleo di musicisti che conoscono il palco, conoscono la disciplina di una band, sanno cosa significa costruire un suono e hanno già vissuto contesti importanti.

Quando dico che volevamo alzare il livello, parlo anche di questo.

Parlo di portare dentro Electric Blue Experience un nucleo musicale più forte, più abituato a lavorare con una direzione artistica, più pronto a sostenere un progetto ambizioso.

Orlando Barbuto

L’ingresso di Orlando Barbuto è uno dei passaggi decisivi.

Orlando non è semplicemente il nuovo bassista. È il bassista dei Proclama, quindi fa parte di un percorso musicale che conosco bene e che ha già dimostrato molto.

Porta solidità, esperienza, gusto, versatilità. Porta basso, chitarre, colori acustici, capacità di arrangiare e una lettura musicale molto concreta. In un repertorio come quello dei Cranberries, questa cosa cambia tutto.

Perché quei brani non vanno solo eseguiti. Vanno capiti. Bisogna sapere quando spingere, quando togliere, quando lasciare spazio alla voce, quando sostenere la batteria, quando dare corpo al suono senza appesantirlo.

Orlando è una garanzia proprio per questo.

Con lui il progetto non guadagna solo un musicista. Guadagna una visione.

Michela Gallia

Michela Gallia ha 29 anni, ma ha già più di dodici anni di esperienza in band professionali e semiprofessionali.

Questa cosa va detta, perché altrimenti si rischia di leggere il suo ingresso solo attraverso l’età o attraverso il fatto che sia una nuova voce. Michela non arriva dentro Electric Blue Experience come una cantante inesperta messa lì a coprire un ruolo. Arriva con anni di palco, lavoro di band, esperienza e formazione reale e una sensibilità musicale già formata.

Cantare i Cranberries è difficile.

Non basta avere una voce femminile. Non basta imitare Dolores. Anzi, l’imitazione è spesso il modo peggiore per affrontare quel repertorio. Serve personalità, controllo, resistenza, rispetto, presenza e capacità di stare dentro canzoni che hanno un peso emotivo enorme.

Michela porta una voce nuova e una possibilità nuova.

È giovane, ma non acerba. Ha esperienza, ha palco, ha una sua identità. Ed è proprio questo che ci permette di immaginare Electric Blue Experience come un progetto vivo, non come una copia del passato.

La nuova formazione

Oggi Electric Blue Experience nasce da questo assetto:

io alla chitarra, Elvis D’Elia alla batteria, Orlando Barbuto al basso, chitarre e colori acustici, Michela Gallia alla voce e chitarra.

Per me questa formazione ha un senso molto chiaro.

Elvis porta la continuità con Electric Blue e un rapporto musicale con me che parte dal 2010.

Orlando porta il nucleo Proclama, l’esperienza, la solidità e una garanzia musicale precisa.

Michela porta una voce giovane, ma già abituata al palco, e la possibilità di dare al progetto un’identità nuova.

Io porto la chitarra, la memoria del percorso Electric Blue e la volontà di portare questo repertorio a un livello più alto.

Questa è la differenza più importante rispetto al passato.

Electric Blue Experience non nasce solo perché una band si è divisa. Nasce perché una parte di quella band ha deciso di costruire una formazione più adatta al risultato che voleva ottenere.

A chi parla di furto del nome

So che una parte del pubblico ha letto la nascita di Electric Blue Experience come un tentativo di rubare qualcosa.

È una lettura che respingo.

Io ed Elvis non arriviamo da fuori. Non siamo persone che hanno preso un nome a caso per sfruttare una storia altrui. Per anni siamo stati metà della formazione e una parte essenziale della struttura musicale di Electric Blue. Lo abbiamo suonato, costruito, portato in Italia e all’estero. Abbiamo contribuito in modo sostanziale alla sua identità live.

Dopo la separazione non c’è stato un accordo condiviso sul nome Electric Blue. La scelta di continuare da una parte con quel nome ha creato una narrazione molto semplice, ma non completa.

La storia di Electric Blue appartiene anche a noi.

Electric Blue Experience nasce per questo: per raccontare la nostra parte di quel percorso e portarla avanti con una formazione nuova.

Chi vuole ridurre tutto alla proprietà di un nome evita il tema più importante: quale progetto è oggi davvero in grado di crescere, reggere il palco e portare quel repertorio a un livello superiore?

Noi abbiamo risposto con i fatti: una nuova formazione, un nucleo musicale forte, una voce nuova, un progetto più ambizioso.

Cosa resta del passato

Del passato resta molto.

Restano le date, le prove, i viaggi, l’Irlanda, i club, le persone che ci hanno seguito, i palchi difficili, quelli emozionanti, le foto, gli errori e le cose riuscite.

Resta anche la consapevolezza che Electric Blue, per anni, è stato un progetto vero.

Ma resta anche la verità che nel 2026 quel ciclo si è chiuso.

Per me ed Elvis si è chiuso perché non aveva più margine di crescita nella vecchia formazione. Abbiamo scelto di non restare fermi, di non farci togliere la nostra parte di storia e di non rinunciare a un repertorio che avevamo contribuito a costruire sul palco.

Abbiamo scelto di continuare in una forma nuova.

Cosa succede adesso

Adesso il lavoro è semplice da dire e difficile da fare: suonare meglio, suonare di più, costruire un live forte, preparare video credibili, tornare davanti al pubblico, cercare nuove date in Italia e all’estero, portare i Cranberries sul palco con rispetto e con una qualità più alta.

Electric Blue Experience nasce dal percorso Electric Blue, dal lavoro mio ed Elvis, dal nucleo musicale che arriva anche da Proclama, dall’ingresso di Orlando Barbuto e dalla voce nuova di Michela Gallia.

Nasce da una separazione non risolta con un accordo sul nome.

Nasce da una scelta artistica netta.

Nasce dalla volontà di superare un limite.

Questa è la mia versione dei fatti.

Chi ha seguito davvero il progetto negli anni sa che Electric Blue non è stato il racconto di una sola persona. È stato una strada fatta da più persone, e io ed Elvis quella strada l’abbiamo percorsa fino in fondo.

Oggi quella strada prosegue con un nome nuovo.

Electric Blue Experience.

Il resto lo diranno i concerti.

Loading spinner

1 Reply to “Electric Blue Torino: la storia del tributo Cranberries e la nascita di Electric Blue Experience”

  1. Bravi, siete stati e lo siete ancora, molto bravi, nel vostro percorso artistico. Io sono un fan dei Cranberries e mi piacerebbe molto potervi sentire nelle vostre performance, volevo chiedervi se avete in programma serate in lombardia, magari zona Legnano, Busto Arsizio, Gallarate, anche Varese. Grazie di cuore.

    Loading spinner

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *